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SICUREZZA NEI PROCESSI PRODUTTIVI E TUTELA PER L’AMBIENTE: QUESTE LE VERE INNOVAZIONI 4.0





È sempre più in uso in ambito industriale il termine sostenibilità che dovrebbe avere come obiettivo primario quello di agire nel presente con una visione proiettata a quello che sarà “il domani produttivo”.

Diventa fondamentale pensare al medio e lungo periodo e collocare la parola sostenibilità su una visione più ampia, che comprende al suo interno lo sviluppo sociale, oltre che quello economico ed ecologico, e una più ristretta, che si riferisce invece quasi esclusivamente agli aspetti di gestione ambientale e alle risorse, delle quali si teme l’esaurimento nel tempo. 

Quello dell’impresa responsabile è infatti uno dei temi più attuali che si sta affacciando sul panorama della gestione e della politica aziendale. 

Nonostante la forte concorrenza e un grande problema di contraffazione, l’Italia realizza oltre il 50% della produzione europea e oltre il 15% di quella mondiale (fonte Unic, Unione Nazionale Industria Conciaria). L’intero sistema manifatturiero nostrano è fortemente influenzato dalla territorialità, che rappresenta un plus in termini di credibilità e alto valore aggiunto del made in Italy, grazie a una tradizione fortemente “artigianale”.

Ciò però non deve indurre nell’errore di sottovalutare le esigenze e le sensibilità di un mercato globale che ricerca qualità, competitività ma anche prodotti sicuri e rispettosi dell’ambiente. Questa variabile sta poco a poco diventando un importante fattore di competitività, un ulteriore valore aggiunto immateriale per le produzioni italiane.

L’innovazione tecnologica legata ai temi dell’ambiente e della sicurezza, è, infatti, una scommessa ragionevole per un’imprenditoria matura ed è un elemento che concorre ad incrementare la percezione di qualità che è solitamente associata alle produzioni del manifatturiero italiano. Tuttavia, se è pur vero che la sensibilità ambientale inizia a diffondersi presso alcune fasce di consumatori, è altrettanto vero che molto resta da fare affinché gli investimenti “green” si traducano in un ritorno economico sul mercato e in un effettivo asset competitivo per le imprese del settore. Nell’ultimo ventennio, anche sotto la spinta di una normativa sempre più stringente, il comparto dei trattamenti di superficie, ad esempio, ha investito in diverse iniziative atte a ridurre l’impatto ambientale.

Si tratta quindi di considerare il sistema produttivo come un vero e proprio ciclo di vita, dove i termini sicurezza e rispetto per l’ambiente rappresentino un vero e proprio codice comportamentale.

Aircom, azienda italiana specializzata nella progettazione e produzione di pistole automatiche per la spruzzatura destinate alle industrie conciarie, della plastica, del legno, del vetro, lo ha compreso da tempo, investendo le proprie energie su progettazione, ricerca e sviluppo, i nodi centrali per realizzare prodotti non solo evoluti ed esteticamente belli, ma sicuri e durabili.

In particolare l’ultima nata, la Aircom Eco, è una pistola di spruzzatura progettata per andare incontro a due obiettivi fondamentali: l’attenzione al fattore ecologico delle lavorazioni industriali e del loro impatto ambientale e la conseguente, importante, riduzione dei costi durante la fase di verniciatura.

Per ottenere ciò, è stato studiato un prodotto che permette di lavorare a pressioni di atomizzazione molto basse al fine di ottenere sia un elevato risparmio dei prodotti vernicianti, sia una significativa riduzione delle emissioni in atmosfera (valore certificato secondo normativa UNI EN 13 966-1).

Le tendenze 2018 del colore secondo Renner Italia



Si chiama Color Tunes Book ed è il progetto che definisce la via del colore di Renner Italia. «Con Color Tunes Book intendiamo suggerire agli interior designer e ai brand dell'arredamento le soluzioni estetiche di tendenza, gli effetti più originali, le sfumature più ricercate in un compendio ragionato e innovativo delle nostre vernici - spiega Manuel Siragna, direttore commerciale dell’azienda che produce vernici per il legno a Minerbio (Bologna) -.Come sempre ci poniamo al servizio. Il nostro obiettivo, anche nel complesso campo del color design, è offrire soluzioni». Un progetto ambizioso che mette a frutto la sinergia tra lo studio milanese Azzolini-Tinuper e i laboratori Renner.


Elegante e minimale, Color Tunes Book interpreta il legno verniciato con effetti preziosi e ricercati. «Tra le migliaia formule e le infinite soluzioni offerte dai laboratori Renner Italia non è stato semplice operare una scelta - racconta la designer Paola Tinuper -. A valle di un lungo e appassionante lavoro, abbiamo individuato sei nuance (opale, onice, riolite, ematite, grafite e pirite) e cinque effetti speciali che danno risposte adeguate alle richieste più attuali».

Velati. Tramati. Vibrati. Sfumati. Marcati. Questi i cinque effetti speciali dell'edizione '18 di Color Tunes Book. I colori selezionati spaziano dal grigio al carta da zucchero, virano sull’ocra smorzando più o meno i toni del giallo. Già, ma perché sono state scelte queste tonalità? «La gamma colori selezionata per Color Tunes Book 18 è articolata in sei proposte “tonali” - chiarisce Paola Azzolini -, si tratta cioè di tinte a bassa saturazione selezionate in base alle tendenze colore nel mondo dell’abitare. Due neutri caldi (opale e pirite) e un neutro freddo (grafite) coprono le richieste sempre attuali nel mondo dei grigi e dei tortora-marroni. Gli altri tre toni sono sempre nell’area dei naturali interpretati: l’onice, un giallo ocra in cui abbiamo suggerito il mondo dell’oro; riolite, un aranciato bruciato in cui abbiamo suggerito il mondo dei ramati; ematite, per coprire le aree di gusto legate ai bluverdi molto in tendenza e facilmente abbinabili alle essenze naturali. Tutti questi colori funzionano bene insieme intrecciati».
Con i tramati il legno si confonde quasi con il tessuto: «I tramati rivelano la vocazione del legno a giocare con il chiaroscuro e sono pensati per interni in cui il legno diventa protagonista grazie alla lavorazione della superficie - aggiunge Azzolini -. Si tratta di un effetto ricercato, interpretato in una veste quotidiana, un tessile da portare con disinvoltura su diversi elementi: parquet, boiserie, ante, piani… In Color Tunes Book abbiamo inserito immagini di ambiente e immagini di dettagli per stimolare possibili interpretazioni del prodotto».

Nel velato il colore rispetta la trama autentica dell’essenza, effetti e colori sono pensati per quale tipo di legno? «I velati - incalza Tinuper - presentano una finitura iper opaca (zero gloss) e vellutata, in cui affiora la vena del legno naturale. La proposta è stata sviluppata sul rovere, un legno molto in tendenza, che acquisisce con questo trattamento un’estetica contemporanea e rinnovata». Il metal, fortemente apprezzato anche alle ultime expo di settore, sembra l’effetto più distante dall’idea del legno come materiale. «Il metal è un effetto molto di tendenza ed è stato proposto in versione opaca con grana sottile - rivela Tinuper - quindi un metallo molto raffinato in una gamma di toni soft. Può essere utilizzato su ampie campiture o interpretato come dettaglio per impreziosire composizioni articolate con altri effetti. Nella rubrica "intrecci" Color Tunes Book avanza alcune proposte di articolazione a cui potersi ispirare».

L'architetto Azzolini indica infine le linee guida che hanno ispirato il dietro le quinte di Color Tunes Book: «Il nostro studio si è tuffato nella ricerca delle tendenze nel mondo dell’arredo, intrecciando informazioni relative al mondo dei rivestimenti, dei mobili, degli accessori e complementi. Abbiamo individuato i trend più interessanti per il mondo delle vernici per legno: gli effetti total mat, le micro texture effetto tessile, le sfumature di gusto retrò, gli effetti di decoro micro-miscelato e le venature macro. Abbiamo quindi elaborato una gamma colore rilanciando una nuova interpretazione del legno naturale tinto. Il nostro è un progetto ampio. Siamo molto soddisfatte. Abbiamo avuto modo di sperimentare effetti particolari e ampia libertà nel proporre nuove interpretazioni. È stato bello interagire con un laboratorio preparato, giovane e dinamico, che in tempo reale ci ha fornito tutte le risposte di cui eravamo a caccia».

Il progetto Color Tunes Book è consultabile su www.renneritalia.com.


Vernici all’acqua: dobbiamo essere fiduciosi per il futuro?




Gianni Giardina: un impiantista che ha maturato oltre 45 anni di esperienza nel settore degli impianti per la verniciatura del legno.

PM: Lei ha potuto seguire nei passati decenni il battesimo di centinaia di impianti che usavano le vernici all’acqua. Quali sono stati le motivazioni che hanno favorito all’epoca queste installazioni e se queste motivazioni oggi, possono essere ancora valide per riproporre l’uso di queste vernici.
GG: Nel secolo scorso, la forte espansione ed industrializzazione del settore del legno, aveva portato ad un uso scellerato delle vernici a solvente, ai danni dell’ambiente e delle persone che lavoravano nelle fabbriche. Delle conseguenze indirette ne hanno subite anche i compratori finali dei manufatti verniciati, che hanno respirato per anni i solventi che fuoriuscivano dalle superfici dei mobili acquistati anche molto tempo prima. Tutti, per diverse ragioni, volevano eliminare i solventi dalle vernici, eppure il cambiamento è iniziato solo con l’inizio del nuovo secolo.

PM: Cosa aveva impedito prima il cambiamento?
GG: In questo campo bisognava che i tre attori protagonisti (vernici, impianti, verniciatori) viaggiassero assieme. Alla fine del secolo scorso, le vernici a base acquosa non erano vendibili per diversi motivi:
1) Costavano molto di più rispetto a quelle a solvente.
2) Gli impiantisti non potevano garantire la ripetitività dell’essiccazione perché era molto difficile, applicando ad esempio le vernici a spruzzo, avere una costanza di spessore in ogni parte del pezzo verniciato e, di conseguenza, fornire una giusta quantità di aria con le caratteristiche di umidità necessarie per strippare l’acqua contenuta nel film di vernice. Quindi i verniciatori, giustamente, non erano disposti ad avere un risultato incerto e a spendere di più in costi di produzione.

PM: Cosa è successo allora che ha fatto cambiare lo scenario a partire dal 2000, tanto che centinaia di utilizzatori hanno installato, con successo, impianti all’acqua nei primi 5-6 anni del nuovo secolo?
GG: Durante il 1999, un giovane ingegnere friulano, che lavorava in un centro di ricerca regionale, modificando accidentalmente certe lunghezze d’onda, ha riscontrato delle anomalie sui campioni sui quali stava lavorando. Tramite conoscenze comuni, me le ha sottoposte. Questo mi ha spinto a costruire un prototipo e, con l’aiuto di altre tecnologie già consolidate, ho potuto mettere a punto un sistema che asportasse l’acqua contenuta nella vernice, senza riscaldare il pezzo e senza adoperare per l’essiccazione l’aria dell’ambiente che poteva, come già detto, non avere i parametri corretti.

PM: Le vernici erano quindi già pronte?
GG: Non ancora, ma eliminando la variabile “aria” dall’essiccazione, gli utilizzatori hanno comunque iniziato a lavorare e a produrre con le vernici all’acqua. Nel frattempo, nei sei mesi intercorsi tra l’assenso del cliente per la nuova installazione e la consegna definitiva della stessa, i tecnici delle vernici hanno potuto, usando il nostro laboratorio, fare la messa a punto delle vernici in funzione della qualità richiesta dal cliente. Contando già su consumi sicuri ed un enorme mercato potenziale, i produttori di vernici si sono buttati nella ricerca, riuscendo in poco tempo ad abbassare i prezzi e a portare le caratteristiche delle vernici all’acqua allo stesso livello di quelle a solvente.

PM: Cosa è stato fatto per vincere lo scetticismo verso i prodotti all’acqua?
GG: Si è molto lavorato nel marketing. Ad ogni nuovo impianto funzionante, veniva realizzata una visita al cliente con intervista, foto e filmato. Il tutto poi veniva spedito, via email, a centinaia di clienti potenziali e postato sul sito. Nessuno così poteva mettere in dubbio le parole di un cliente che mostrava soddisfatto la propria produzione verniciata con vernici all’acqua, mentre veniva accatastata all’uscita del forno. Questo ha avuto l’effetto di dare fiducia alle vernici all’acqua e ai nuovi impianti proposti sul mercato.
Nel frattempo, per spessori di vernici non molto alti, anche altre tecnologie come gli IR ed i forni verticali, hanno potuto essere proposte con successo da parte di altri impiantisti. 

PM: Cosa è successo poi? Perché le statistiche ci dicono che i consumi dei prodotti all’acqua sono diminuiti?
GG: Con la crisi generale che ha colpito il mondo intero, nel settore del mobile, non sono andati in crisi solo i prodotti all’acqua, ma tutti i sistemi di applicazione progettati per grandi serie di pezzi.  Nessuno era attrezzato per lavorare i prodotti all’acqua su piccole serie, quindi verniciavano a mano in cabina o si affidavano ai contoterzisti che lavoravano anch’essi in cabina. Lavorare in cabina le vernici all’acqua senza le adeguate attrezzature, voleva dire affidarsi per l’essiccazione alle condizioni atmosferiche e questo, lo abbiamo già visto, era molto pericoloso. Bisogna aggiungere poi, che quando si applica la vernice pigmentata su entrambi le facce ed i bordi di un pannello, è importante per la qualità finale, farlo con la medesima vernice. Ora se si spruzza la prima faccia, prima di applicare la vernice sulla seconda, bisogna attendere che la prima sia abbastanza asciutta per poter girare il pezzo. Ma se si devono attendere ore perché questo accada, il pot life (tempo di catalisi) sarà sicuramente già scaduto e quindi si deve buttare la vernice e rifarne dell’altra, che potrebbe non avere le stesse tonalità di colore della prima.  

PM: Quindi come se ne esce? Dobbiamo attendere che passi la crisi per ritornare a non inquinare usando gli impianti industriali?
GG: Non necessariamente, esistono i sistemi sicuri per l’essiccazione di vernici all’acqua per i singoli carrelli, che essiccano i piccoli lotti in tempi rapidi per poter girare i pannelli, adoperando così la stessa vernice su entrambi le superfici. Io ne ho costruiti minimo una decina a clienti che già lavoravano con piccoli lotti. In Italia esistono minimo tre impiantisti ancora in grado di produrli. Sono impianti piccoli che costano relativamente poco.

PM: Ditte come Ikea, hanno fatto delle vernici non inquinanti il loro punto di forza commerciale ed in più le leggi, sembrano voler andare contro le vernici a solvente. Come possono i verniciatori competere con Ikea e rispettare le leggi?
GG: Contro Ikea è impossibile fare una guerra globale; si può tentare di combattere solo su alcuni segmenti di mercato. Ikea anni fa era conosciuta come un produttore di mobili economici, brutti e poco affidabili. Con il tempo ha investito in qualità e marketing. Ha fatto capire al mondo che il bello ed il brutto sono soggettivi, dato che devono accontentare i gusti di quasi tutto il mondo, ma la qualità, il prezzo e l’affidabilità sono oggettivi, così come pure il rispetto per l’ambiente.
Il mobiliere che vuole competere con Ikea, o con aziende simili, naturalmente in una fascia di clientela diversa, può farlo solo con il design.

PM: In sintesi cosa bisogna fare?
GG: I mobilieri, con la crisi, hanno giustamente dovuto adeguare I propri costi generali al nuovo fatturato. Ora devono adeguare l’impiantistica alla nuova necessità produttiva. Quindi impianti flessibili, che accettano il lotto “uno”, con la giusta quantità di meccanizzazione e soprattutto, adoperare con questi impianti, vernici non inquinanti. Poi tutto va affidato al marketing.






Sirca Goes Green




‘Vivere il presente pensando al futuro’ è la filosofia che motiva tutti coloro che credono in un mondo migliore. Questo modo di essere è anche la definizione di resilienza, ovvero la capacità degli individui di cambiare il proprio stile di vita in modo da risolvere le criticità che si presentano davanti a noi: mai come in questo periodo siamo di fronte a molteplici crisi, climatiche, ambientali ed energetiche. Servono azioni concrete, quel che conta oggi è fare ciò che è giusto.

Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per la società umana e per il pianeta. Le necessità di cambiare i comportamenti derivano dalla consapevolezza dei consumatori, che hanno incluso tra i loro valori morali nuovi temi quali il rispetto per l’ambiente, la diminuzione del fabbisogno energetico e la riduzione del consumo di energie non rinnovabili con conseguente diminuzione delle emissioni di gas serra in atmosfera.

È oggi viva la necessità, percepita fortemente sia dai consumatori che dalle aziende, di entrare definitivamente in questo nuovo ordine socio economico i cui cardini fondamentali sono: efficienza energetica, basso contenuto di carbonio e alto contenuto tecnologico della produzione e dei prodotti, utilizzo di energie sostenibili e rinnovabili, ottimizzazione d'uso delle materie prime ed utilizzo responsabile di prodotti realizzati con materie prime da fonti rinnovabili.

Si passa inoltre dal concetto di sostenibilità del prodotto non solo “dalla culla alla tomba”, ovvero durante il suo consumo, ma a quello “dalla culla alla culla” che include anche il suo riciclo e riutilizzo. Riciclare i rifiuti significa “valorizzare” i rifiuti stessi, recuperando materie prime utili alla produzione di nuovi materiali.

Il settore dei produttori di arredi, di vernici e di materie prime per l’industria delle vernici si muove
anch’esso in questa direzione negli ultimi anni, con una velocità in crescita esponenziale.
I produttori di mobili ed i loro fornitori si sforzano di avere una produzione più sostenibile, per ridurre il loro carbon footprint, utilizzano specifici materiali e prodotti vernicianti a basso impatto ambientale (come ad esempio i prodotti all’acqua) che consentono anche di avere al momento dell’utilizzo un ambiente di lavoro più salubre e di migliorare sensibilmente la qualità del proprio ambiente domestico.

Sirca ha sempre creduto responsabilmente in tali valori e posto particolare attenzione a tali temi e
negli ultimi dieci anni ha intrapreso un cammino green per ridurre fortemente il carbon footprint dei
propri prodotti, investendo tempo e risorse nella ricerca e nello sviluppo di prodotti sostenibili e maggiormente ecocompatibili, anticipando volontariamente i tempi e dimostrando un forte ethos ambientale.
Non si può riciclare una vernice, ma si può pensare di produrne una che non sia basata su polimeri
sintetizzati usando fonti fossili ma altresì basata su bio-polimeri prodotti con bio-monomeri
provenienti da scarti dell’industria alimentare.

Oggi vi sono sempre maggiori esigenze di requisiti e prestazioni specifiche per le finiture dei mobili:
esse devono essere antigraffio, resistenti alla luce ed agli agenti chimici, facili da pulire, resistenti agli
sbalzi di calore e durare molto nel tempo oltre ovviamente ad abbellire ed impreziosire il manufatto
verniciato. In collaborazione con le più importanti multinazionali europee produttrici di materie prime per vernici, Sirca ha coniugato con successo sostenibilità ed alte prestazioni, realizzando un vero e proprio portfolio di vernici all’acqua acriliche BIO BASED di natura rinnovabile e non competitive con l’alimentazione umana. I prodotti sono disponibili sia in versione pigmentata che trasparente, destinate sia all’utilizzo su mobili da interno che su finestre e manufatti da esterno.

Creare insieme la vernice green

Un mastro artigiano si sforza duramente di creare un prodotto bello, pratico ed etico: un pezzo alla volta. Probabilmente questo suona familiare. Forse la descrizione rappresenta qualcuno che conosci; forse proprio te stesso. Ma rappresenta anche un tipo di artigiano diverso: quello che indossa un camice bianco piuttosto che una normale giacca e chi lavora in un laboratorio invece che in uno studio. A DSM, i nostri scienziati non fabbricano mobili e non costruiscono case. Ma come
molti dei progettisti che conosciamo sono ottimisti, sognatori che passano la loro vita chiedendosi “cosa succede se”; ricontestualizzando il loro lavoro alla ricerca della prossima grande svolta. A volte il “cosa succede se” diventa “perché no?” e ogni tanto diventa realtà. Un esempio di questo è Decovery® di DSM: una famiglia di resine che unisce tra loro gli ingredienti e rappresenta essenzialmente il cuore e l’anima della vernice. E soprattutto, Decovery®, è ricavato prevalentemente dalle piante.

IL PERCORSO VERSO LA VERNICIATURA VEGETALE

Esattamente. Noi ora siamo in grado di creare vernici da piante, semi e foglie così come oggi l’industria del design crea prodotti da materiali naturali e sostenibili. Inoltre possiamo ottenere questo risultato fornendo le finiture più raffinate. Crediamo che questa capacità di Decovery ® di creare beneficio al pianeta e alle prestazioni rappresenti la prossima grande svolta nel mondo della verniciatura sostenibile, sulla base di principi che saranno famigliari a molti di voi nel settore del design.
In effetti, l’idea dietro ai blocchi di costruzione di origine vegetale che noi usiamo per creare le resine Decovery®, è notevolmente simile a quella di progettisti, costruttori e architetti. L’unica differenza? I nostri scienziati stanno adattando il loro blocco insieme su una scala molto più piccola (ben 7 volte più piccoli di un pelo umano), e anziché essere realizzati con mattoni e calce, i nostri blocchi derivano da residui vegetali.

Nello specifico, per creare le nostre costruzioni, che sono completamente prive di materiali fossili, noi estraiamo gli zuccheri, gli amidi e gli olii naturali dalle piante e gli scarti agricoli mediante un processo conosciuto come conversione delle biomasse.
Ecco quindi che per il nostro pianeta i benefici sono chiari: un ridotto impatto ambientale, che si traduce in aiuti per contrastare il cambiamento climatico. Mentre per la gente, e più nello specifico per i nostri clienti, resine ad estrazione vegetale significa possibilità di respirare aria fresca e ripulita
dalle esalazioni.

VUOI UN’ALTERNATIVA SOSTENIBILE? BASTA CHIEDERE!
Ma prima di congratularci con noi stessi, siamo i primi ad ammettere che la strada è ancora lunga. A dirla tutta, oggi le resine Decovery® sono di estrazione vegetale per il 50%, quindi siamo a metà strada per quanto riguarda il creare una resina completamente naturale; ed è qui che la nostra
controparte nell’industria del design può davvero aiutarci. Per far sì che il nostro sogno si realizzi abbiamo bisogno di qualcuno che usi le vernici, dai progettisti ai produttori ai verniciatori stessi e a chiunque stia nel mezzo, per alimentare insieme questa tendenza alle finiture 100% naturali.
La buona notizia? Stiamo facendo progressi. Per esempio, il nostro gruppo ha parlato recentemente a un produttore di porte circa la possibilità di usare vernici più sostenibili. La sua risposta è stata sincera: non ci aveva mai pensato molto, sebbene fosse disposto ad ascoltare. Quando gli abbiamo
spiegato il concetto di sostenibilità che sta dietro a Decovery® e come crei benefici per l’ambiente e in termini di prestazione, lui si è subito convinto. Ora il nostro team sta lavorando con questo progettista per sviluppare una nuova vernice più sostenibile. Quindi se sei interessato a fare lo stesso
perché non chiedi ai tuoi fornitori abituali di poter avere delle alternative sostenibili? Potresti davvero scoprire che il rivestimento del tuo prodotto inizia ad essere la ciliegina
sulla torta!

Le lavorazioni conto terzi diventano sempre più flessibili e eccellenti


Lavorare con l’obbiettivo di tenere sempre sotto controllo alcuni parametri di processo che garantiscono una qualità riproducibile: così si lavora alla CFN Verniciature, di Pieve d’Alpago, in provincia di Belluno, azienda specializzata nella verniciatura di manufatti di legno, vetro, metallo,
metacrilato, poliuretano e altre materie plastiche. Una azienda di servizi di verniciatura conto terzi che ha saputo intraprendere un percorso di rinnovamento.

Ultimo arrivo della fine del 2017 è una macchina automatica di levigatura che Nello Fullin, il titolare dell’azienda, ha organizzato per offrire ai clienti un servizio completo dalla superficie grezza alla finitura, cioè dalla levigatura e preparazione del materiale fino alla verniciatura e altri servizi.

- Con il tempo ci siamo specializzati nel settore del mobile. Con alle spalle 30 anni di attività abbiamo la possibilità di offrire, oltre alla certezza di consegnare un prodotto di qualità, una competenza tecnica per accompagnare il cliente nella definizione del giusto ciclo di trattamenti e finiture. Il nostro plusvalore è dato dalla flessibilità, dalla puntualità di consegna, dalla grande gamma di lavorazioni che possiamo offrire. -

LE FINITURE

I cicli di verniciatura che si effettuano in CFN Verniciature coprono le più svariate esigenze:
•  Laccato lucido e opaco;
• Verniciatura opaca di essenze legnose con finitura a poro chiuso e poro aperto;
• Metallizzati opachi e lucidi;
• Finitura effetto madreperla e cangiante;
• Finitura testurizzata;
• Effetto pelle di pesca (soft feel);

Un fiore all'occhiello dell’azienda veneta è il laccato lucido poliestere paraffinato spazzolato, sia pigmentato che trasparente, finitura che richiede una specializzazione che sta diventando
sempre più rara. Questa varietà di cicli disponibili ha spinto alcuni anni fa Fullin a dotarsi di
un tintometro, strumento che permette di offrire servizi veloci e con grande varietà di colori, oltre a campionature con tutti i colori RAL e NCS. Un servizio davvero flessibile e adeguato alla diversificazione produttiva odierna!